venerdì 25 aprile 2014

Quando in palestra c’ero io (una "zenapoletan" all’opera.)




Spesso incontro donne che hanno frequentato Olimpia Center, primo centro sportivo polivalente aperto a Gioia del Colle da me e mio marito e mi abbracciano, sorridono,  insieme ricordiamo un venticinquennio di attività sportiva. Di qualcuna non azzecco nome e cognome ma ripesco nella memoria la persona che corre, salta, in un certo modo che era il suo, personale e unico. Quanta vita nella mia vita: a scuola ho accudito centinaia di bambini  e altrettante donne in palestra. Con mio marito, freschi freschi di I.S.E.F. di Napoli (ora facoltà di scienze motorie),  anni ’80, praticamente ventenni, abbiamo dato vita al centro sportivo , io insegnante di  fitness e lui di judo. In una città contadina che cresceva nel terziario, in cui le donne sgobbavano come matte in casa, con i figli e qualcuna coltivava pure la terra, la mia persona e la palestra, diventarono motivo e luogo di evoluzione personale, di benessere e spensieratezza. Laddove circolava una modalità comunicativa rude ed essenziale, la mia competente solarità risultò alternativa. Le ragazze si aggregavano volentieri alle attività in cui ci si esibiva (balletti, saggi, marcelonghe ecc) e le “signore” venivano da me “per motivi di salute”; se avessero dichiarato di farlo per diletto forse non avrebbero superato i sensi di colpa né convinto i rispettivi coniugi. Quante depressioni e problemi familiari si sono alleggeriti con l’attività fisica, le risate, la musica, le battute umoristiche, le danze popolari di gruppo, gli esercizi a coppie,le attività di aggregazione esterne, tipo andare a fare la pizza o ritrovarsi a casa mia a ridere e scherzare. Quante confidenze mi sono state fatte e, nonostante fossi molto giovane,  si chiedeva consigli  a me, ventenne , ritrovatami, per amore, in un clima mentale diverso dalla mia Napoli  (Napoli Napoli? Sì, stazione centrale), lontana dalla famiglia, col lavoro faticoso e intenso di insegnante a scuola e in palestra, nonché  impegnata nel duplice neo-ruolo di moglie e casalinga.  Dopo venticinque anni di attività in palestra, sono scesa dalla giostra, il cancro ha detto “stop” ma Olimpia Center continua imperterrita con il judo nel palazzetto di Gioia del Colle.
 Ebbene, sì, sono una “zenapoletan” in trasferta; mi sono inventata il neologismo per indicare un modo di essere, quello mio e di tanti miei concittadini. Uno “zenapoletan” nel bel mezzo delle difficoltà, delle fatiche, dei cambiamenti pazienta e spera; s’intenerisce quando incontra persone bisognose di aiuto, non le giudica o sfrutta né tenta di dominarle; non vuole sapere i fatti degli altri e se glieli raccontano, tenta sempre di mettere la buona parola. Lo “zenapoletan” è generoso, altruista, “tiene maniera” (è gentile), non diventa arrogante appena raggiunge un ruolo di rilievo, è affetto da cronico senso dell’umorismo, scivola fuori dalle situazioni quando il suo compito si è esaurito, dimentica le offese ripartendo ogni volta  da zero  (e quindi lo si può offendere di nuovo ). Lo “zenapoletan” vive in parziale cattività in qualsiasi altro luogo che non sia Napoli e lontano da altri “zenapoletans”; dentro gli serpeggia il continuo struggimento di non poter ascoltare la splendida lingua napoletana e così, per sentirsi a casa, canta canzoni classiche napoletane e guarda commedie di De Filippo.  Chiunque abbia le suddette caratteristiche è “zenapoletan”anche se non è nato a Napoli; il fatto è che il prototipo originale proviene dalla mia città nella quale se ne individua la matrice più numerosa; in una città complicata come Napoli lo zen è  diventato genetico, unica risposta utile alla sopravvivenza.
Come dice Suzuki, lo zen è “al di là del mondo degli opposti,  fatto di distinzioni intellettuali … il mondo spirituale é un mondo di non-distinzione che comporta il raggiungimento di un punto di vista assoluto” e cioè: “’O CORE”!!  

Chiudo citando il notissimo aforisma “zenapoletan”:Chi ha avuto avuto avuto e chi ha dato ha dato ha dato scurdammece ‘o passato simme e Napule paisà!”

lunedì 14 aprile 2014

I miei post su fb (3)




Ecco l'agnello di Dio....ecc ecc. ma perché mangiarselo? A Pasqua dopo la messa, andiamo a casa e nutriamoci di altro, si può stare insieme lo stesso davanti ad un piatto di spaghetti, un tè, un'insalata, una distesa di verdure , in silenzio, ballando, ridendo a crepapelle ecc ecc


A casa"ospito" Rocco Bruno spesso, attraverso i suoi video, per cui è diventato quasi un parente (non serpente). Quando l'ho incontrato a Modugno "dal vivo" mi veniva spontaneo salutarlo calorosamente come un amico che ti fa del bene, ma poi ho pensato fosse troppo. Così durante una pausa gli ho chiesto."Ho delle banane, ne vuoi una?"


Tutto deve essere cominciato quando qualcuno ha coniato la frase:"Sono sporco di terra" indicando il distacco dalla Madre. Per pochi spiccioli di arrogante tecnologia, abbiamo segato e consegnato le radici ad un sistema artificiale. Adesso siamo sporchi di coloranti, conservanti, pesticidi,additivi,ormoni, antibiotici, onde elettromagnetiche e ci sembra irreversibile. Bisognerà ricontattare la terra in un modo nuovo

Quello che succede "fuori" è tristemente prevedibile: nella politica, in tutta la società: come potrebbe essere diverso? L'abbiamo sostenuto, a volte inconsapevolmente, col pensiero, con lo stile di vita; siccome il sistema sta crollando ci indigniamo. Sarebbe ora di ritirare appoggio e indignazione, lavorare in solitudine su noi stessi, su nuove forme pensiero (progetti) che diano origine alla nuova realtà


Il tg è un reality concordato a tavolino dalla banda Bassotti che ci "governa"


Per anni sono stata insegnante di scienze motorie a scuola, maestra di ginnastica nella mia palestra poi ho scelto la cattedra di insegnante di sostegno. Guardando indietro riconosco di essere sempre stata, sotto le qualifiche, una persona di sostegno.


A Napoli quando qualcuno ti fa un complimento si usa rispondere:"Non sono bella io, sono belli gli occhi tuoi" ad intendere che la grande bellezza è nel cuore di chi la vede; così pure la grande bruttezza.

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domenica 30 marzo 2014

Il naso ignorante




Canillo, volpino adottato, di tre anni e mezzo, color biondo rame, scandaglia il terreno con il naso; corre, rallenta, cambia direzione come se un filo invisibile gli partisse dalle narici e lo guidasse; non è un andare senza senso, c’è troppo interesse, lui è trainato dal naso. Così lo imito e annuso l’aria; la pioggia ha intriso l’erbetta dell’odore sensuale di bagnato, è da quando sono arrivata qua che mi sento entusiasta.
     Buon odore non lo vedi ma ti frizza nella testa, ti accende il sorriso, pulsa nelle dita, ti fa camminare spedita, delizia i neuroni, apre la mente, alleggerisce.  L’essenziale è invisibile, e non c’è nulla di più invisibile di un odore naturale, ma con effetti concreti, fisici.
    Stamani io e Canillo frizziamo insieme, esprimendo contentezza con passi saltellanti (noi) e scodinzolio (lui). Poi, sempre a naso, il cane sceglie la solita filiforme erbetta, verde brillante e la trancia, la mastica (“gnam gnam” solo sulle cime appuntite). Tempo qualche minuto e comincia la danza della cacca: gira in senso orario intorno a se stesso, poi scarica l’intestino; si purga, si purifica avendo seguito il naso antico che gli ha consigliato l’erbetta gratuita (che lui SA di dover mangiare). Certo a casa mangia pollo o tacchino cotti e disossati e crocchette , non saprei dargli altro , ma lui compensa i danni di questa approssimativa alimentazione “umana” con l’erbetta, senza andare in farmacia ad acquistare la dannosa chimica “inventata” dall’uomo . 
    Ed io? So annusare il terreno alla ricerca di prodotti naturali che interagiscano col mio naturale intestino? SO discriminare tra quello che fa bene e quello che fa male? Se mi ammalo so guarire da sola senza chiedere ad un altro che cosa ho e farmi prendere in ostaggio dai  prodotti chimici ? Seguendo le evoluzioni del saggio naso di Canillo, percepisco la mia lontananza dalla natura, qui, adesso. SENTIRLO in questo momento, ammirando/invidiando il suo olfatto è un lampo di comprensione fulminante che non mi lascia. 
   VOGLIO IL NASO SAPIENTE! Voglio chiudere gli occhi e distinguere odore da odore;voglio essere così dipendente da odori naturali da avere i conati di vomito al cospetto di un deodorante; voglio introdurre nel mio stomaco solo prodotti  vivi, naturali,che “a naso” percepisco sani .
   Il fatto è che il naso ignorante va riabilitato e, nel frattempo bisogna eliminare, perlomeno in casa, odori aggressivi di prodotti chimici usati per “detergere” (in realtà cospargiamo veleni e ne respiriamo i fumi) e vivere quanto più possibile tra elementi naturali. 
   Canillo non sa leggere, scrivere e far di conto eppure ne SA più di me; è più connesso alla sua biologia di quanto lo sia io, e  la salute  deriva dall’ assecondare la propria biologia; non farlo, vuol dire squilibrio, cattivo funzionamento, turbe mentali.
    E’ come se nella lavatrice invece di mettere il sapone qualcuno inserisse benzina: saremmo molto indignati con quella persona, ci sta rovinando la lavatrice, e che cavolo! 
   E quand’è che ci indigniamo con noi stessi per tutte le sostanze inadatte che propiniamo al corpo?  Tra farmaci e alimenti industriali impregnati dalla chimica (in pratica altri farmaci travestiti da cibo), la nostra perfetta biologia si deprime e decade; così, essere affetti da miriadi di acciacchi è diventato “normale” solo perché, succede quasi a tutti.
 Canillo, da “animale” ne sa più di me, il suo naso ne sa più di me. Chi dovrebbe portare al guinzaglio chi?



venerdì 21 marzo 2014

"Perlaviadelcuore"




Io “bambina”,
attraggo “bambini”, puliti, luminosi: ci sorridiamo
intrecciando le mani, sostenendoci.
Oltre le parole , le proiezioni,
 le vendette, i rancori, i "si fa così", i "mi aspetto da te".
Ehi, voialtri!: non ci vengo per la vostra strada,
da ragionieri, da mercanti,
non ci vengooo!, non ci incontreremo più, per ora.
Basta con i giochi di potere,  il saccheggio,
le valutazioni,
non ne posso più, siete noiosi.
Fluida, silenziosa, sola,
strafatta di meditazione e preghiera,
mi libero col perdono e la risata,
vi adotto a distanza con la benedizione.
La compassione non mi lascia
anche se cercate di farmi male 
( in fondo, non lo fate apposta).
La via del cuore è in salita, tutta buche,
ma una volta lì,
chi ti smuove più!!
Voialtri parlerete,
ingabbiati dalle parole,
de-finendo:
chi è meglio, chi è peggio,
chi sta avanti, chi sta indietro,
chi è superiore, chi è inferiore.
Volendo stare qui ma anche là,
volendo il sole ma non il caldo,
volendo stare insieme eppure da soli.
Vi siete chiusi dentro, al buio,
facendo a fettine chiunque con lingua tagliente,
ma in fondo macellate  solo voi stessi
e poi vi arrostite , pure.
Nel clima  interiore temperato, mite,
di chi va “perlaviadelcuore”,
(perla candida e battito)
senza bagaglio
mi accompagno ai “bambini”.


domenica 2 marzo 2014

In/out




Meditando
apro la porta del cuore
ed entro nel luogo silente,
(per favore ,vai a nanna, cervello).
Non cerco, ho trovato e,
con l’oro di me,vado nel mondo
cantando, ma senza parole
il rap di luce,perfetto,
che è in tutti.
Parole, pensieri, gesti, azioni
diffondono l’oro di me,
che è in tutti. 
Con occhi commossi
amerò lo sconforto di chi non si ama,
sconnesso dall’oro di sé,
che è in tutti.
Qualcuno mi vedrà
qualcun altro no.